Thursday, December 21, 2006

Su La Repubblica (10 novembre 2006) Stefano Bartezzaghi ha commentato Wassermann nel modo seguente:
"Con Il caso Wassermann e altri incidenti metafisici, Roberto Casati che, da solo o in tandem con il suo collega Achille Varzi, ha già lavorato su temi come i buchi e l'ombra e si è impegnato in dialoghi di divertente articolazione metafisica, fa un passo ulteriore e impugna con decisione lo strumento narrativo. Un filosofo, in fondo, costruisce mondi possibili tutti i giorni e questa è la parte del suo mestiere che condivide con il narratore. Casati [...] ha deciso di rivestire di figure e azioni narrative questi "mondi mentali". Argomenti filosofici secolari come le congetture sulla natura e il linguagigo degli angeli, o più recenti come lo statuto narrativo dei personaggi, paradossi sul tempo e sull'incidenza del caso, diventano così le occasioni per brevi racconti che mutuano l'andamento, se non il linguaggio, delle finzioni borgesiane, o dal Calvino di Ti con zero. Non si tratta in questo caso di un nuovo modo di fare letteratura o filosofia, ma di una ripresa della tradizione de compte philosophique, in cui alla morale si sostituisce la metafisica".

Tuesday, December 05, 2006

Il Caso Wassermann

Venticinque anni fa uscì in Italia la traduzione del capolavoro di Oliver Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello. Roberta de Monticelli ne parlò a noi studenti a un seminario all’Università degli Studi a Milano; lo comprai e lo lessi in una notte. È un libro che mette di fronte a mondi di primo acchito impossibili per l’intuizione. Per esempio, com’è la vita di una persona la cui memoria a breve termine non funziona? Ogni volta che vede il suo partner è come se lo incontrasse al risveglio di un coma, ogni volta, cento volte al giorno. Se si guarda allo specchio si spaventa; la sua memoria si arresta a molti anni prima, a quando era giovane; di colpo nello specchio compare un vecchio. Ma poi la memoria di questo terribile incidente si affievolisce e scompare, e con essa la tristezza. Il libro è popolato di incontri con persone che lottano con le gravi conseguenze di lesioni cerebrali: la donna che ha perso il senso del corpo, l’uomo che non riconosce le persone ma riesce ad analizzarne le forme; sono mondi personali profondamente disumani proprio perché incomprensibili, ma il messaggio di Sacks è che con pazienza e con amore si può cercare di penetrarli e di ricostruire le condizioni per un’esistenza almeno parzialmente umana, degna di essere vissuta. Ho sempre visto questo libro come una specie di guida per esplorare la terra all’incontro di altre persone; amplia lo spazio delle nostre possibilità di comprensione degli altri; è come se adesso che l’ho letto fossi attrezzato, non potessi più stupirmi di nulla.

Le storie del Caso Wassermann sono un tentativo di allargare lo spazio di queste possibilità al di là di quello che si può effettivamente incontrare sulla terra. Per esempio, com’è l’amicizia con una persona che viaggia all’indietro nel tempo, che vede vede il prima e il dopo in maniera speculare rispetto a te? O com’è l’amore tra due persone che vivono un solo istante, nel quale un breve sogno è come un riassunto fulmineo delle loro vite? Che cosa può desiderare di fare chi ha una mente trasparente agli altri e vive in un mondo in cui tutte le menti sono trasparenti? Che cosa proverebbe un personaggio letterario se sapesse di essere solo un personaggio letterario? In quale spirale si annoda la mente di colui che scopre che la propria esistenza non poteva essere migliore di quello che è stata?

Non sono persone che incontreremo mai nella vita di tutti i giorni; forse è un bene che sia così. Sono persone immaginarie che in un certo senso mi hanno chiamato perché potessi dare loro una voce, cercassi di mostrare la solitudine sconfinata della loro esistenza. Le vedo come sospese in un paesaggio ventoso, alla ricerca di un approdo nel nostro mondo; un approdo che sarà loro sempre negato. È come se scrivendo fossi riuscito a tener loro compagnia.

Borges ha detto che la letteratura deve “commuovere e distrarre” – sottintendendo il lettore. A me sembra di essere in una situazione diversa e per così dire intermedia: sono commosso da certi personaggi, dalle incarnazioni astratte delle loro storie, e vorrei distrarli, aiutarli ad essere reali, cosa che non potrebbero mai da soli.