(Messaggio di Wlater Criscuoli, artista visivo)
Caro Roberto, ho inviato alcuni file ad Adriano Perini, il curatore della mostra fotografica che si terrà a Trieste a fine giugno insieme ad alcune indicazioni che, per conoscenza ti allego di seguito (così ti puoi rendere conto di come è fatta).
Il titolo dell'opera (un po' troppo da romanzo per l'arte contemporanea) è "Lontani dallo stesso cielo", che un po' dichiara l'origine dal tuo racconto e un po' sottolinea la mancanza di orizzonte di cui questi personaggi soffrono.
Caro Adriano,
ti invio le scansioni di alcuni tra i ritratti, a mio parere, più interessanti tra quelli che intendo esporre per la tua iniziativa.
La mia opera sarà composta da 128 stampe a colori 13x18, poste una affianco all¹altra attraverso dei piccoli agganci come quelli che, forse, avrai osservato nella mostra di Pordenone organizzata da Guido.
Le 128 stampe, appese singolarmente, si comporranno in un rettangolo complessivo formato da 8 foto di altezza per 16 di base. Calcolando l¹area fisica di ogni foto, l¹interspazio tra ogni immagine, il gancio applicato ad ogni fotografia, la composizione, se sei d¹accordo, occuperà uno spazio di circa 160 cm di altezza per 224 cm di base (secondo l¹attuale progetto).
L¹opera, che prosegue la mia indagine sul ritratto, sulla perdita del contorno e dell¹identità, è ispirata a un breve racconto di Roberto Casati, ³Sotto un cielo dorico², che si può leggere nel libro
³Il caso Wassermann e altri incidenti metafisici², Laterza editore. Nel racconto lo spazio non ha esterni, l¹ambiente è composto da un susseguirsi infinito di stanze le cui porte si dispongono su un solo asse, in successioni dove l¹occhio si perde.
Il racconto del filosofo si dirige verso riflessioni sulle quali non potrei intrattenerti e che, comunque, non sono il vero oggetto della mia opera.
Io ho tratto spunto dallo spazio di Casati e ricostruito, a mio modo, uno sfondo non dorico, ma, similmente al racconto, chiuso, geometrico, talvolta senza soffitto, e, più spesso, soffocato da pareti sempre uguali, dove, se hai fortuna, piccole finestre lasciano intravedere il cielo e immaginare uno spazio senza confini. Si tratta solamente di uno sfondo che occupa compositivamente poco spazio che non vuole prevalere sull¹immagine dei ritratti.
Ma il paesaggio mentale del filosofo, pur non trovando tra le tante fotografie una sola immagine che lo raffiguri così come lo si trova descritto nel racconto (nei dettagli 01 e 02 che troverai nel disco l¹allusione al racconto è parzialmente riscontrabile), nell¹iterazione dei 128 pezzi, nella luce cupa e nell¹assenza di orizzonti, accentua il buio della costrizione in cui questi personaggi vengono a trovarsi.
Per quest¹opera, per la prima volta, ho utilizzato l¹aiuto del computer per generare completamente lo sfondo e simulare il mosso fotografico. In passato, invece, tutte le stampe che avevo prodotto erano sostanzialmente ottenute da negativi e da scatti fotografici ortodossi (le figure erano realmente disposte in piccoli allestimenti preparati per gli scatti).
I ritratti, pur traendo origine da persone realmente esistenti, spesso sono manipolati oltremisura, mescolati nei tratti per perderne definitivamente il carattere originario.
Le manipolazioni sono avvenute attraverso le apparecchiature dello studio Interlinea di Codroipo e le stampe, su carta chimica a colori (180 mm x 126 mm per essere precisi), ottenute dunque da file digitali, sono state prodotte dal laboratorio Piccinin di Udine (che Stefano Tubaro conosce da tempo e, come sempre, mi ha segnalato con generosità e puntualità).
Come ho già fatto in passato, ho applicato ad ogni singola stampa un lento e delicato lavoro di abrasione che ha ulteriormente accentuato lo scombinamento dei profili e dei tratti dei miei personaggi. Ogni foto è, poi, stata lavata e rilavata con estrema attenzione per togliere le polveri residue delle erosioni e carteggiature varie (pena la perdita della brillantezza dei colori). Complessivamente un lavoro abbastanza lungo.
Il titolo dell'opera (un po' troppo da romanzo per l'arte contemporanea) è "Lontani dallo stesso cielo", che un po' dichiara l'origine dal tuo racconto e un po' sottolinea la mancanza di orizzonte di cui questi personaggi soffrono.
Caro Adriano,
ti invio le scansioni di alcuni tra i ritratti, a mio parere, più interessanti tra quelli che intendo esporre per la tua iniziativa.
La mia opera sarà composta da 128 stampe a colori 13x18, poste una affianco all¹altra attraverso dei piccoli agganci come quelli che, forse, avrai osservato nella mostra di Pordenone organizzata da Guido.
Le 128 stampe, appese singolarmente, si comporranno in un rettangolo complessivo formato da 8 foto di altezza per 16 di base. Calcolando l¹area fisica di ogni foto, l¹interspazio tra ogni immagine, il gancio applicato ad ogni fotografia, la composizione, se sei d¹accordo, occuperà uno spazio di circa 160 cm di altezza per 224 cm di base (secondo l¹attuale progetto).
L¹opera, che prosegue la mia indagine sul ritratto, sulla perdita del contorno e dell¹identità, è ispirata a un breve racconto di Roberto Casati, ³Sotto un cielo dorico², che si può leggere nel libro
³Il caso Wassermann e altri incidenti metafisici², Laterza editore. Nel racconto lo spazio non ha esterni, l¹ambiente è composto da un susseguirsi infinito di stanze le cui porte si dispongono su un solo asse, in successioni dove l¹occhio si perde.
Il racconto del filosofo si dirige verso riflessioni sulle quali non potrei intrattenerti e che, comunque, non sono il vero oggetto della mia opera.
Io ho tratto spunto dallo spazio di Casati e ricostruito, a mio modo, uno sfondo non dorico, ma, similmente al racconto, chiuso, geometrico, talvolta senza soffitto, e, più spesso, soffocato da pareti sempre uguali, dove, se hai fortuna, piccole finestre lasciano intravedere il cielo e immaginare uno spazio senza confini. Si tratta solamente di uno sfondo che occupa compositivamente poco spazio che non vuole prevalere sull¹immagine dei ritratti.
Ma il paesaggio mentale del filosofo, pur non trovando tra le tante fotografie una sola immagine che lo raffiguri così come lo si trova descritto nel racconto (nei dettagli 01 e 02 che troverai nel disco l¹allusione al racconto è parzialmente riscontrabile), nell¹iterazione dei 128 pezzi, nella luce cupa e nell¹assenza di orizzonti, accentua il buio della costrizione in cui questi personaggi vengono a trovarsi.
Per quest¹opera, per la prima volta, ho utilizzato l¹aiuto del computer per generare completamente lo sfondo e simulare il mosso fotografico. In passato, invece, tutte le stampe che avevo prodotto erano sostanzialmente ottenute da negativi e da scatti fotografici ortodossi (le figure erano realmente disposte in piccoli allestimenti preparati per gli scatti).
I ritratti, pur traendo origine da persone realmente esistenti, spesso sono manipolati oltremisura, mescolati nei tratti per perderne definitivamente il carattere originario.
Le manipolazioni sono avvenute attraverso le apparecchiature dello studio Interlinea di Codroipo e le stampe, su carta chimica a colori (180 mm x 126 mm per essere precisi), ottenute dunque da file digitali, sono state prodotte dal laboratorio Piccinin di Udine (che Stefano Tubaro conosce da tempo e, come sempre, mi ha segnalato con generosità e puntualità).
Come ho già fatto in passato, ho applicato ad ogni singola stampa un lento e delicato lavoro di abrasione che ha ulteriormente accentuato lo scombinamento dei profili e dei tratti dei miei personaggi. Ogni foto è, poi, stata lavata e rilavata con estrema attenzione per togliere le polveri residue delle erosioni e carteggiature varie (pena la perdita della brillantezza dei colori). Complessivamente un lavoro abbastanza lungo.
